venerdì, 04 gennaio 2008, ore 15:01

Al centro di Tokyo si estende una enorme area verde che circonda e custodisce il palazzo imperiale di Tokyo, attuale residenza dell'imperatore e della sua famiglia. Il Palazzo non è accessibile al pubblico, tranne che per visite guidate in giapponese che devono essere prenotate con circa un mese di anticipo. I giardini che si estendono a est, invece, sono liberamente accessibili.
L'imperatore Meji fu il prima trasfersi qui nel 1868, alla fine dell'era dello shogunato dei Tokugawa. Fu allora che Edo fu chiamata Tokyo, com'è oggi conosciuta la capitale del Giappone. Cinque anni dopo il palazzo fu distrutto dal fuoco (quel fuoco che sarà la peste di Tokyo per più di una volta nel corso della sua vita). Fu ricostruito nel 1888, e resistette fino alla seconda guerra mondiale, quando tutta la città fu distrutta. Essendo una città fatta di legno, più delle bombe, furono le fiamme a conquistarla. Il niovo edificio, quello esistente tutt'ora, e i giardini, furono inaugurati nel 1968, nella cui occasione i giardini orientali furono donati alla popolazione.
Noi abbiamo visitato i giardini nel pieno della fioritura dei ciliegi, in un'atmosfera decisamente bucolica e rilassante!
Si possono intravedere i giardini privati dalla piazza imperiale, un'immensa spianata davanti alla zona occidentale del parco, quella che ospita la famiglia imperiale. Su questa piazza, passano i soldati a cavallo che immagino facciano la guardia, e si possono osservare le imponenti mura e i ponticelli che attraversano il fossato. Il parco imperiale è protetto come un antico palazzo feudale!
Ricordo con un sorriso l'apparizione improvvisa di un vecchietto in bicicletta che con una paletta ha immediatamente provveduto a togliere dalla piazza il "ricordo" che il cavallo che faceva la ronda aveva lasciato sul selciato. Non una foglia fuori posto, figurati se possiamo lasciare più di dieci secondi la piazza imbrattata dal cavallo incontinente! La cosa divertente è stata la rapidità dell'apparizione del vecchietto in bicicletta (dotato di paletta, ramazza, cestino) e velocissima sparizione. Che si nasconda dietro gli alberi?

mura dei giardini imperiali
Siamo entrati nel parco attraverso la porta Ote-mon, un tempo la porta principale  dell'antico castello di Edo (come la vedamo oggi, è stata ricostruita nel 1967, assolutamente fedele all'originale). La porta è strutturata come una vera porta difensiva. C'è un primo ingresso, da cui si accede a un piccolo spazio quadrato, su cui si apre un'immenso portale. In caso di irruzioni di soldati nemici, questi si troverebbero chiusi in un piccolo spazio, bloccati dall'immenso portale a destra, e dall'arrivo delle altre truppe alle spalle. E i soldati che difendono il castello hanno facile compito dalle mura sopra il piccolo cortile. Astuti!
Da qui si passeggia salendo verso il grande prato Honmaru, passando accanto a enormi mura costrute con grossi blocchi di pietra. Il grande prato su cui infine ci si affaccia, occupa circa 130.000 metri quadrati, e ospitò anche la residenza dell'imperatrice. Il prato è a forma di otto, diviso in due parti e circondato da ciliegi, magnolie, piante di bamboo e piante di thè. Il prato è liberamente accessibile, tant'è vero che abbiamo visto molti giapponesi pranzare sul prato, abbiamo assistito a pranzi di gruppo molto ben organizzati! L'unico accorgimento che viene usato, è quello di lasciare libero accesso al pubblico solo per una delle due parti di prato, alternandole ogni tre mesi, così immagino che i prati non si rovinino per il continuo calpestio. Sempre più astuti!

pic nic sul pratone
Passeggiando attorno al grande prato, si possono vedere diverse costruzioni, la fortezza a tre piani Fujimiyagura, l'ingresso di un'antica cantina, piante di bamboo, il padiglione della musica, le fondamenta della fortezza principale, da cui si gode un bel panorama, così come dal cosiddetto osservatorio, un terrapieno a est del giardino.
Dall'osservatorio, proseguendo dietro la rest house, si può scendere al giardino Ninomaru. Questo giardino accoglieva la seconda casa dell'imperatore e una casa da thè (ora si può ammirare una ricostruzione di una casa da thè ricostruita nello stile degli shogun), ed è ricco di fiori e piante: iris (ben 89 specie!), azalee, fiori di ciliegio, fiori di mirto... Ogni stagione offre il piacere di diversi colori e profumi. Il giardino è ricco di stagni, ponticelli di legno, padiglioni, lanterne di pietra, e piccoli angoli dove riposare ascoltando il rumore dell'acqua.

Il giardino Ninomaru

Qui c'erano anche due signori impegnati a disegnare alcuni scorci del giardino, mi sono fermata a osservarli un pò: incredibile ritrovare in questi disegnatori gli stessi segni delicati ed eleganti delle antiche stampe dell'Ukiyo-e.

Disegnano al Ninomaru
Si può uscire dal giardino attraverso altre porte di accesso, ed è inevitabile ammirare da fuori le imponenti mura e il fossato che circondano tutto il complesso, intervallate da varie costruzioni, antichi posti di guardia.
All'ingresso del parco si possono acquistare ottime guide del giardino, che vi possono condurre passo passo lungo il parco imperiale, salvo poi lasciarsi guidare dall'intuito, dalla curiosità, e perchè no, anche dalla stanchezza!

Alcuni link:

sul palazzo imperiale: http://en.wikipedia.org
il sito ufficiale: http://www.kunaicho.go.jp/eindex.html



soleluminoso
Permalink ¦ commenti (1)¦ commenti (1)(popup)
categoria : giappone, tokyo, kokyo, giardino imperiale

giovedì, 04 ottobre 2007, ore 14:56

Free Burma!
soleluminoso
Permalink ¦ commenti ¦ commenti (popup)
categoria :

venerdì, 08 giugno 2007, ore 17:51

Il quartiere di Ueno è, assieme ad Asakusa, uno dei quartieri più tipici e antichi di Tokyo. Il parco di Ueno è grandissimo e animato, ed è quello dove ogni anno si raduna la maggior parte della gente per l'Hanami, la contemplazione dei ciliegi in fiore. Ogni anno, all'avvicinarsi dell'equinozio di Primavera, i giapponesi attendono con ansia la fioritura dei ciliegi, per loro è una grande festa, un tributo e un'adorazione alla stagione della fioritura, che segna una sorta di rinascita.
Durante il breve periodo della fioritura (al massimo un paio di settimane) è usanza organizzare un picnic in uno dei tanti parchi di Tokyo (e ovunque ci siano alberi di ciliegio in Giappone!) all'ombra di un ciliegio in fiore.


Vengono piazzati dei teloni blu a terra (sul prato o sul cemento, dove c'è posto!), c'è chi prepara delle tavole improvvisate, chi stende delle semplici coperte; si lasciano le scarpe fuori dal telone, ci si siede al centro accanto ai propri amici e parenti, chiacchierando amabilmente, con del cibo portato da casa o acquistato, sempre sistemato nelle bellissime Bento-box, le eleganti scatoline di legno (vero o finto!), in cui viene accuratamente disposto il cibo da consumare fuori casa. E seduti si contemplano i fiori di ciliegio, brindando abbondantemente!
Il parco di Ueno, quando l'abbiamo visitato, era una distesa di teloni blu sotto un'incredibile copertura di fiori rosa!


All'interno del parco ci sono musei e templi, e anche lo zoo. Noi abbiamo visto qualche tempio, abbiamo passeggiato osservando uomini e donne che alla spicciolata arrivavano, fotografavano in tutti i modi possibili i fiori, e prendevano posto sul loro telone.
Sono immancabili le bancarelle di cibo, dove si mangia di tutto, dove spesso ci sono a disposizione panche e tavoli di legno, così ci si può sedere, bersi una birretta fresca (Asahi forever! ^__^) e mangiare qualcosa.
In uno dei tempi c'è il resto di una gigantesca statua del Buddha in pietra, precisamente il volto.
In un altro, il Kiyomizu Kannon-do (dedicato alla dea Kannon) abbiamo assistitito a una piccola cerimonia dove il sacerdote (buddhista) pregava davanti a una piccola statua sistemata in un piccolo altare portatile, e dopo questa preghiera le persone bagnavano con l'acqua benedetta la statua.


Entrando dalla parte della stazione della metropolitana, in cima alla gradinata c'è la statua di Saigo Takamori con il suo cane. Saigo fu un famoso, eroico e controverso Samurai, capo dell'esercito della restaurazione Meiji, costretto al suicidio rituale a causa di una ribellione. Per il suo leggendario coraggio e il sostegno popolare, fu riabilitato dal governo alla fine dell'Ottocento, ma la statua che venne eretta in suo onore al parco di Ueno lo riproduce volutamente in abiti civili e mentre porta a passeggio il suo cane, perchè si ritenne non conveniente riprodurlo in uniforme militare. Anche questo è un episodio che dice molto del rigore giapponese, soprattutto quando si parla di eventi storici militari.
Nel laghetto Shinobazu, su un'isola collegata alla terraferma da un lingua di terra, su cui si snodano le mie adorate e onnipresenti bancarelle giapponesi, si trova il tempio Benten-do, dalla caratteristica forma ottagonale. Il tempio è molto bello soprattutto per la sua locazione, circondato da canneti e, nella stagione giusta, da fiori di ninfee, un luogo che ricorda un ambiente lagunare, dove ti aspetti di vedere cicogne e fenicotteri! Affascinante è alzare lo sguardo e incrociare l'orizzonte dove svettano i grattacieli della Tokyo moderna, nel contrasto che si crea soffermandosi in qualsiasi parco di Tokyo, dove lo sguardo si riposa sui laghetti, sugli alberi potati in maniera artistica, sui ciliegi fioriti, e si alza infine sul panorama ultramoderno, spesso sullo sfondo del cielo blu. Digerire il contrasto può non essere semplice, credo che possa causare anche crisi di rifiuto, per me è stato amore a prima vista!


A sud del parco, lungo i binari del treno, si estende una zona di negozi e mercatini, dove si acquista a ottimo prezzo sia vestiario che cibo, dove si respira un'aria allegra e confusionaria, dove si passa davanti ai soliti locali di pachinko e a piccoli e grandi centri commerciali.
Tokyo è la città dei contrasti: parchi, fiori di ciliegio, luci del pachinko, venditori ambulanti, grossi centri commerciali, templi in legno laccati di rosso, moderni grattacieli di vetro...




Link sul parco di Ueno:

wikipedia-Ueno Park
sul quartierie di Ueno: tokyo essential

La contemplazione dei fiori di ciliegio: wikipedia
e japan-guide

Il Bento: wikipedia
oppure questo, giapponesisssimo!!! : obento

Il famoso Saigo Takamori: su wikipedia



soleluminoso
Permalink ¦ commenti (2)¦ commenti (2)(popup)
categoria : viaggi, giappone, tokyo, ueno

martedì, 15 maggio 2007, ore 22:43

Asakusa è il quartiere dove più si respira l'atmosfera dell'antico Giappone. Qui c'è il tempio buddista più famoso di Tokyo, tra i più noti del Giappone: è il tempio dedicato alla dea della misercordia Kannon, il Senso-ji.
Avvicinandosi al Senso-ji, si respira l'aria festosa e allegra che ho respirato attorno a ogni tempio in Giappone. Questo quartiere poi è quello che forse ha mantenuto più tradizione, ove si respira ancora lo spirito di "Shitamachi". Con Shitamachi si indica l'antica città Edo (antico nome di Tokyo), più precisamente il quartiere che circondava il castello; con esso oggi si vogliono indicare i quartieri periferici dove spesso sono meglio preservati le antiche arti, gli antichi mestieri e le antiche tradizioni.
Questa atmosfera l'ho respirata in ogni parco e in ogni tempio a Tokyo. E' incredibile il passaggio dai quartieri modernissimi di una Tokyo proiettata al futuro, ai templi shintoisti e buddhisti, circondati da parchi, annunciati da bancarelle festose e gente in sereno pellegrinaggio. Questi due aspetti di Tokyo stanno incredibilmente vicini, si contaminano e non si annullano.
Il primo ingresso al Senso-Ji è l'imponente Kaminari-mon, la Porta del tuono. Caratterizzata da un'enorme lanterna rossa di carta, ospita due enormi statue in legno di due dei guardiani (forse è più corretto parlare di demoni, che sono le divinità che con le loro espressioni terribili devono scacciare gli spiriti maligni).

DSCN1587

Dopo la Kaminari-mon, si entra in un mondo di mille piccoli oggetti tipici, inutili, utili, artigianali, industriali, genuini, smaccatamente kitsch, ma tutti troppo, troppo giapponesi! Dalla porta del tuono, si entra in Nakamise Dori, la via delle bancarelle che porta al tempio. Il colpo d'occhio è eccezionale: tanti colori, soprattutto rosso, profumi, gente di tutte le provenienze, un'allegra confusione di facce, kimono, sete, gatti portafortuna di tutte le grandezze, cibo, e tutto quello che vi può venire in mente con la forma di Hello Kitty. Questo è uno dei migliori posti che ho visto per comprare qualche piccolo oggetto, e anche cose più impegnative, dai Kimono alle ceramiche. Sicuramente uno dei posti dove per queste cose si spende meno.
Ho dato un'occhiata alle vie sul retro di questi negozietti tutti allineati, e sono una lunga teoria di porticine di legno. Ordine assoluto anche sul retro!


DSCN1592
In fondo a Nakamise Dori si passa un'altra grande porta, l'Hozo-mon, che porta al tempio principale, il Senso-ji. Ci si appressa al tempio purificandosi con l'acqua e con l'incenso. Alla fontana ci sono dei pentolini di latta con cui versarsi l'acqua sulle mani e con le mani portarsela al viso. E' una cerimonia di purificazione da fare prima di appressarsi a qualsiasi tempio buddhista e shintoista. Credo che questa forma di purificazione sia tipica del tempio shintoista, ad ogni modo viene adottata anche nei tempi buddhisti, perlomeno in Giappone dove le due religioni sono le più diffuse e nei riti si contaminano fra loro.
Al centro del cortile davanti al tempio c'è un grosso incensiere di bronzo, in cui si possono accendere bacchette di incenso e a cui ci si approccia "spalmandosi" addosso, sulla testa e sul corpo, i fumi dell'incenso. Questo dovrebbe permettere di preservare il corpo dalle malattie.
Dopo queste abluzioni, ci si appressa davanti al tempio, si lancia una monetina, si battono le mani o si suona una campanella o un gong per richiamare l'attenzione degli dei, e si prega. Davanti agli altari (l'altare shintoista è molto spoglio, l'altare buddhista al contrario è più ricco di decorazioni) ho sempre sentito un impulso a raccogliermi per qualche minuto in silenzio, ascoltando me stessa. Ognuno poi prega come meglio crede, o riflette, o cerca uno stato di benessere e di distacco.
All'interno del parco che racchiude il tempio, c'è una famosa pagoda a cinque piani e altri templi minori.
E non possono certo mancare le bancarelle di cibo! Qui abbiamo assaggiato i mitici Takoyaki. Pezzi di polpo all'interno di una pastella con verdure, preparati in una speciale piastra che permette di creare delle perfette polpette. Sono una sfiziosità per uno spuntino, ci sono cose da mangiare molto più buone, ma tornare in Italia senza nemmeno averli assaggiati era un peccato! La cosa più bella è comunque osservare come vengono preparati, i cuochi le girano su questa piastra con le bacchette, con una maestria affascinante!
La Nakamise Dori è intersecata da una galleria di negozi, dove si trovano tantissimi ristoranti, e ognuno di questi ha rappresentato in vetrina l'intero menù, tutte le portate sono perfettamente riprodotte in cera. Questa è una cosa comune in Giappone, per cui decidere cosa mangiare diventa più facile, anche se si entra in locali dove non hanno menù scritti in lingua inglese (cosa che capita spessissimo!). Ma non preoccupatevi se non ci sono menù in inglese, nei locali si faranno in quattro per capire e farsi capire, e in un modo o nell'altro, tra sorrisi inchini e facce perplesse ma divertite, tutto si risolve! Sappiate che al minimo nostro tentativo di dire una sola parola di giapponese, ai nostri sforzi di comportarci secondo le loro usanze, i giapponesi si fanno in quattro per dare una mano, apprezzano molto ogni più piccolo sforzo di avvicinarsi alla loro quotidianità e premiano questi sforzi con una gentilezza e disponibilità impagabili!
L'altra faccia della medaglia di questa loro gentilezza è che se per caso avete premura di ottenere un'informazione e vi imbattete in qualcuno che non conosce l'inglese ma si sforza di capirvi, bhè, abbiate pazienza, perchè non potete assolutamente piantarlo lì con un grazie, arrivederci! Questo è il Giappone!

Per approfondire:

sul quartiere di Asakusa: www.tokyoessentials.com/asakusa.html
Takoyaki e non solo (c'è un fantastico video in stile tutto giapponese): http://fukushimaku.blogspot.com/2006/10/takoyaki.html



--- il viaggio continuerà nel quartiere di Ueno ---
soleluminoso
Permalink ¦ commenti ¦ commenti (popup)
categoria : viaggi, giappone, tokyo, asakusa

mercoledì, 09 maggio 2007, ore 23:43

Siamo arrivati a Tokyo il 25 marzo, a Tokyo aveva appena smesso di piovere, c'era un'atmosfera pulita e fresca, con qualche nuvolone ancora incerto sul da farsi... L'aeroporto è il biglietto da visita perfetto per questo paese. Moderno, ordinato, efficiente, pulito. Per arrivare a Tokyo, si può scegliere tra tre tipi di treni oltre a servizi di pullman. All'ufficio informazioni ho detto dov'era il nostro hotel a Tokyo, e loro ci hanno indirizzato fino alla corretta stazione di metropolitana di uscita. L'aereo è atterrato a mezzogiorno, alle due e mezza del pomeriggio eravamo già comodamente sistemati nella nostra camera!
Alle tre avevamo appuntamento con una nostra amica di Tokyo. Prima tappa del nostro viaggio in Giappone: Shinjuku.



Shinjuku è il quartiere dei negozi, delle insegne luminose, degli enormi shopping mall, uno dei centri pulsanti della Tokyo moderna. Luci e musica, canzoncine pubblicitarie, ragazze e ragazzi che per pubblicizzare prodotti ti regalano mille gadget, (sempre con una cortesia incredibile!), persone vestite in mille modi, con le pettinature più diverse, e profumo di cibo giapponese.
Siamo entrati in un paio di shopping mall. Dieci, undici piani, di qualsiasi cosa. La cosa più straordinaria, il piano sotterraneo di ogni shopping mall interamente dedicato al cibo, da portare a casa o da mangiare in una bento box, magari seduti al parco sotto un ciliegio in fiore!
Dopo questo primo assaggio della Tokyo più moderna, la nostra amica Yoko ci porta a Nakano, il quartiere dove abita. Un piccolo quartiere che non appena arriviamo ci accoglie con una parete di lanterne rosse, accese in occasione della festa per la fioritura dei ciliegi. Ci inoltriamo nei vicoli del quartiere dei locali. Soprattutto piccole trattorie tipiche. E' un susseguirsi di ogni tipo di specialità, spesso cucinata in vetrina, dietro le tipiche tendine giapponesi, coloratissime e ricoperte di ideogrammi. Il nostro primo spuntino è in un piccolo locale la cui specialità è l'okonomiyaki. Ogni tavolo è fornito della sua piastra. Ci portano una ciotola con gli ingredienti (verdure, gamberetti, calamari, e altro pesce, uova). Si mescola tutto, e si rovescia l'impasto sulla piastra calda. Con le due palette fornite, gli si dà prima la forma tonda, e poi lo si gira. Quand'è cotto, sopra ci si può aggiugere una particolare salsa a base di soia, alghe e pesce disitrato a scaglie (quello che fa l'effetto di vermicelli vivi! perchè col calore le scaglie si muovono tutte!), e poi se si vuole un pò di maionese. Una vera frittatona giapponese! Accompagnata con quella che sarà la nostra bibita preferita: la birra!
Dopo l'assaggio di Okonimiyaki, ci siamo cucinati il Monjayaki, una varietà di okonomiyaki, noi l'abbiamo ordinata a base di verdure miste, la salsa che amalgama il tutto in questo caso e una salsa scura, anche questa direi a base di soia, e il piatto finale è una padellata di verdure dal gusto decisamente giapponese. La peculiarità del Monjayaki è che, mentre l'okonomiyaki si divide e si distribuisce nei piattini dove ognuno mangia la sua parte, per il Monjayaki si viene forniti di mini-palettine (la grandezza di un cucchiaino) con le quali ci si serve e si mangia direttamente dalla piastra del tavolo.
Metà del divertimento della serata è stato nella preparazione e nella cottura fai da te del cibo, ridendo del nostro imbarazzo, mentre cercavamo di capire qualche parola di giapponese dai nostri due accompagnatori! (Yoko e suo marito!), e soprattutto mentre incitavamo mio marito a non avere paura e a girare sulla piastra, senza pensarci troppo, il nostro fantastico Okonomiyaki.
Non contenti, abbiamo concluso la serata mangereccia in un sushi bar. Credo di poter tranquillamente affermare che il pesce era da estasi! Il nostro cicerone, il marito di Yoko, faceva preparare un pezzo alla volta ogni volta con un tipo di pesce diverso, bevendo sakè freddo, che si accompagnava splendidamente. Infine, una zuppa di miso con pesce (dei molluschi che assomigliavano a una via di mezzo tra le nostre cozze e le vongole...), non sapevo più che esclamazioni di soddisfazione usare! Potrei impararne qualcuna dai giapponesi, quando esprimono stupore usano tutta una serie di interiezioni e esclamazioni, che ti chiedi se per caso ti stanno prendendo in giro! E invece è un'abitudine, è la norma, e dopo un pò questi loro gridolini, se non li senti, ti mancano!

Qualche link:

Japan Guide e Visit Japan- Utili guide web sul Giappone
Japan National Tourist Organisation - ottimi allegati pdf da scaricare e portare in Giappone con la vostra guida!
Tokyo food - Curiosità sul cibo in Giappone
Okonomiyaki e Monjayaki; e in italiano



soleluminoso
Permalink ¦ commenti (2)¦ commenti (2)(popup)
categoria : giappone, tokyo, shinjuku

sabato, 03 febbraio 2007, ore 15:04

Il cibo...

A KL ci sono interi quartieri dedicati al cibo, con file di bancarelle dove si cucina all'aria aperta, e si mangia ad ogni ora del giorno. Tipicamente, un piatto di riso bianco e poi tutto quello che ci si vuole mettere sopra: carne, pesce, verdure, tutto rigorosamente piccante e speziato. Il riso è il cibo di base, a colazione pranzo e cena. Poi ci sono le fantastiche Laksa, le zuppe piccantissime! Con spaghetti di riso e verdure, carne, pesce, quello che c'è. C'è l'influenza di tutta la cucina asiatica, qui, quindi potete assaggiare qualsiasi cosa! Si può mangiare tranquillamente alle bancarelle, noi non abbiamo avuto nessun tipo di problema di salute, e a volte ci siamo anche bevuti il succo di frutta con il ghiaccio... succedeva che ci scordassimo di chiederli senza: il più delle volte poi ti guardano con tanto d'occhi quando chiedi "without ice", loro mettono il ghiaccio ovunque! Una volta mi è capitato in un bar che mi portassero il thè caldo... (solo perchè lo avevo chiesto senza ghiaccio!)
Gli abitanti del luogo mangiano spesso alle bancarelle, pare che mangino a qualsiasi ora del giorno! Si spende pochissimo e si mangia di tutto. La cosa che a noi può sembrare incredibile, è che in questi "locali all'aperto" vi sia una pulizia superiore a quello che ci si può immaginare. Si passeggia in mezzo agli odori di una cucina speziata e saporita, e molto colorata!



Noi siamo partiti avendo già l'idea di incontrare una popolazione che non stava affatto nel terzo mondo, e la cosa che più mi fa arrabbiare quando racconto del viaggio è la gente che mi apostrofa subito dicendo "Chissà che sporcizia, chissà quanta poca igiene...". E invece sono molto più puliti e ordinati di noi, e rientrando in Italia, tristemente, si nota subito quanto la pulizia delle città sia di nuovo un sogno...
soleluminoso
Permalink ¦ commenti ¦ commenti (popup)
categoria :

sabato, 03 febbraio 2007, ore 15:01

L'ultima tappa prima dei giorni di completo relax al mare è stato il Mulu Park.



L'arrivo in aereo già toglie il fiato: si arriva con piccoli aerei, visto che l'aeroporto è molto piccolo, e si sorvolano spazi immensi di foresta, un mare di alberi che non finisce mai, solcato dai corsi dei fiumi, una distesa di foresta pluviale che mi ha emozionato. Il Borneo è la più estesa e antica foresta pluviale esistente sul pianeta, e ha un fascino ancora quasi del tutto intatto.
 Il Mulu Park è uno dei più importanti ed estesi parchi nazionali della Malaysia , immerso nel Borneo. Ci si può trascorrere tranquillamente una settimana, è un'intera regione dove si trova la foresta, le montagne, ponti sospesi, fiumi, grotte... noi abbiamo fatto una breve visita a un tratto di foresta e una visita al famoso sistema di grotte del parco.



E' il sistema di grotte più grande al mondo, ogni ingresso sembra l'ingresso a una cattedrale! La Deer Cave ospita milioni di pipistrelli, e la sera, al tramonto, abbiamo assistito all'uscita di stormi di pipistrelli che andavano alla ricerca di cibo, per tutta la notte. Escono in lunghe scie, a milioni, e sembra che il cielo sia solcato da nuvole mutevoli e sinuose, e mentre eravamo lì in mezzo ad alberi immensi, si sentiva il fruscio del battito d'ali che non aveva fine. E' uno spettacolo impressionante!
Purtroppo al Mulu Park ci abbiamo passato solo due giorni, e quindi ne abbiamo avuto solo un piccolissimo assaggio, ci è rimasta semplicemente la voglia di tornarci...
Il nostro viaggio si è concluso con qualche giorno di completo relax al mare di Kota Kinabalu, in un resort spettacolare, dove ci siamo viziati nella spa del resort e in riva allo splendido mare.
soleluminoso
Permalink ¦ commenti ¦ commenti (popup)
categoria : viaggi, borneo, malaysia, mulu park

sabato, 03 febbraio 2007, ore 14:57

Sulla strada che da Kuching porta al lago di Batang-Ai, nel cuore del Borneo malese, ci si può fermare al centro di riabilitazione degli Orang-Utan, il Semonggok Rehabilitation Centre. Qui gli Orang-utan recuperati da una vita in cattività (illegale), vengono reinseriti alla vita selvaggia, riabituati a vivere nella foresta in completa autonomia. All'interno del centro si può assistere al momento in cui gli Orang-utan vengono nutriti: gli addetti portano il cibo, e aspettano che gli Oranghi vengano a prenderlo. E' interessante sapere che c'è una precisa gerarchia per prendere il cibo, le madri porgono il cibo ai figli, e quando sta mangiando il maschio dominante, nessuno si può avvicinare, a meno che non sia lo stesso capobranco a porgere il cibo. A Semonggok abbiamo visto Richi, un maschio dominante, nato nel 1981, del peso di più di cento chili! Faceva un certo effetto a vederlo! Siamo stati fortunati perchè non ogni giorno esce dal folto della foresta per venire a mangiare quando c'è "orario di visita"!



Dopo la visita al Centro di riabilitazione degli Orang-Utan ci siamo messi in viaggio per raggiungere l'Hotel che si trova a Batang-Ai, un parco naturale nell'est del Sarawak; l'Hotel sorge sulle rive di un lago, ed è costruito in stile locale, come una tipica longhouse (ovvero una casa costruita su palafitta, completamente in legno, con una lunga veranda comune).
Lungo la strada ci siamo fermati in un paese dove si svolge un mercato, credo giornaliero, dove vengono gli abitanti dei villaggi sparsi nel Borneo a vendere i prodotti della foresta. Questi mercati, tutti quelli che ho visto in Malaysia, sono veramente belli da vedere. Tante bancarelle una accanto all'altra, con tanti tipi di prodotti esposti con ordine, in un'allegra commistione di colori. Tutto è organizzato precisamente, i mazzetti di peperoncino, i cipollotti, le spezie... non c'è una cosa fuori posto! E se ci si ferma a chiedere informazioni, sono tutti gentilissimi. Se non conoscono l'inglese, si fanno aiutare dal vicino di bancarella. Si ha la sensazione di far parte del posto, non ci si sente fuori luogo, seppur con una macchina fotografica al collo e la faccia un pò stupita da turista!
Ci siamo poi fermati in un'altro paese, dove abbiamo conosciuto una coppia italiana, con una bimba di tre anni, ormai avvezza ai viaggi, che ci avrebbe fatto compagnia nel nostro tour per quei tre giorni. Finalmente potevamo parlare in italiano con qualcun'altro, e poter discutere e chiacchierare di questo paese per condividere il punto di vista "europeo". La mamma di famiglia si occupa proprio di viaggi in Malesia, quindi il paese lo conosce molto bene. E' stato un piacere chiacchierare con loro!
Infine siamo arrivati al nostro hotel, dopo una lunga navigazione fluviale.




L'albergo è tutto in legno, immerso nella foresta, ed è un perfetto punto di partenza per le escursioni.
L'indomani siamo partiti per la visita a una tipica longhouse della tribù Iban. Sulla Lonely Planet è spiegato perfettamente come si svolge una visita in questi villaggi, intanto cercherò di raccontare al meglio quello che abbiamo visto e capito noi.
Le tribù del Borneo sono diverse, le più note e più "popolose" sono gli Iban, gli Orang-Ulu e gli Orang-Asli, i Bidayuh, i Malay... Tendenzialmente i rapporti sono buoni, anche se scambi diretti sono rari, tranne per chi si incontra nelle cittadine dove studiano i ragazzi o si commerciano i prodotti della foresta.
Le longhouse sono delle lunghe case costruite su palafitte, con una lunga veranda in comune. Ogni famiglia vive in una stanza, e la vita comunitaria si svolge su questa veranda. Davanti c'è poi lo spazio per lavorare i prodotti della foresta, pepe, bamboo, canna da zucchero...
Ogni longhouse è un villaggio, in ognuna longhouse c'è una precisa gerarchia, c'è il capovillaggio e ogni famiglia ha un suo ruolo. La vita qui si basa sullo scambio e sulla comunità.




Se si vuole visitare una longhouse bisogna rivolgersi a una qualsiasi agenzia del posto per organizzare la visita, perchè non ci si può presentare da soli. Ci sono usi e costumi che vanno rispettati. In genere, non si può visitare una longhouse se non invitati, e nel caso ci sia una famiglia in lutto, la longhouse non riceve visite per un certo numero di giorni... E' importante conoscere le regole, per rispettare un modo di vita che non conosciamo!
soleluminoso
Permalink ¦ commenti ¦ commenti (popup)
categoria : viaggi, borneo, malaysia

sabato, 03 febbraio 2007, ore 14:56

Kuching è la capitale del Sarawak, la regione meridionale del Borneo malese. E'  adagiata sul fiume Sarawak, languida come un gatto... e infatti sembra che Kuching in lingua locale significhi "Città dei gatti" perchè quando arrivarono gli inglesi, trovarono una città piena di gatti. Il gatto è ora il simbolo di questa città così affascinante.
Arrivati a Kuching, è un'esperienza impagabile passeggiare per le vie della città vecchia: ci sono piccoli negozi che si susseguono uno accanto all'altro, sotto i portici, e vendono ogni cosa, dagli oggetti di artigianato del Borneo, ai telefonini di ultima generazione, alla frutta, alla verdura, alle spezie... Qui le case sono edifici su due piani, solitamente sotto c'è il negozio, sopra c'è l'abitazione, e il colpo d'occhio è su una successione di insegne colorate, luminose e allegre.
Indian Street è una delle vie pedonali di negozi della città vecchia, è una via acciotolata e ordinatissima, affiancata da file di palme, e vi si trovano molti negozi che vendono tele, sete e vestiti.



Facendo qualche passo, ci si imbatte poi nell'esplosione di colore dei templi cinesi, il più antico della città è quello di Tua Pek Kong. L'accesso è libero, e ci si ritrova in un paradiso di colori e profumi.
Il lungofiume è forse la parte più romantica e affascinante, completamente impregnata di atmosfera coloniale, come tante altre città malesi, ma che qui si respira in modo prepotente. Gli edifici della piazza sono chiaramente risalenti all'epoca della colonizzazione inglese, e si tocca con mano la riconoscenza e l'affetto nei confronti di Charles Brook, il rajah bianco, che governò la regione nel rispetto delle usanze, della cultura e delle abitudini delle tribù locali.
soleluminoso
Permalink ¦ commenti ¦ commenti (popup)
categoria : viaggi, malaysia, sarawak

sabato, 03 febbraio 2007, ore 14:48

Siamo arrivati a Kuala Lumpur il 26 aprile, al mattino. Dopo aver lasciato le nostre cose in albergo, abbiamo iniziato a prendere confidenza con questa metropoli. E il suo biglietto da visita sono le KL Petronas Twin Towers. Dominano il panorama della città: da qualunque parte ci si avvicini, svettano sopra tutti i palazzi e i grattacieli di Kuala Lumpur. Di notte sono un affascinante spettacolo di luci, sono di un'imponenza notevole. Una sera ci siamo seduti nel parco adiacente, osservandone in silenzio la maestosità, in un'atmosfera quasi irreale. Una città così non l'avevamo ancora vista.



Kuala Lumpur è una metropoli incredibile. Grattacieli in ogni dove, palazzi incredibili, centri commerciali da dieci piani, e poi templi di ogni religione, coloratissimi, accanto a edifici di epoca coloniale, vecchie dimore del sultano, la monorotaia sopraelevata, ettari di giardini...
C'è il quartiere di Chinatown, pieno di bancarelle e negozi e cibo, di giorno e di notte. Ci fu un periodo in cui il governo malese favorì l'ingresso dei cinesi per impiegarli nella nascente industria malese. Per questo ora ci sono moltissimi abitanti di origine cinese in tutta la malesia: la popolazione di origine cinese mi pare si attesti attorno al 30%, mentre quella malese è attorno al 50%. Il governo poi è dovuto intervenire nuovamente per arginare l'ingresso dei cinesi, ci fu un attimo in cui la popolazione cinese era superiore numericamente a quella locale e le cariche più importanti nel settore industriale erano tutte o quasi occupate dai cinesi.

Il cibo...

A KL ci sono interi quartieri dedicati al cibo, con file di bancarelle dove si cucina all'aria aperta, e si mangia ad ogni ora del giorno. Tipicamente, un piatto di riso bianco e poi tutto quello che ci si vuole mettere sopra: carne, pesce, verdure, tutto rigorosamente piccante e speziato. Il riso è il cibo di base, a colazione pranzo e cena. Poi ci sono le fantastiche Laksa, le zuppe piccantissime! Con spaghetti di riso e verdure, carne, pesce, quello che c'è. C'è l'influenza di tutta la cucina asiatica, qui, quindi potete assaggiare qualsiasi cosa! Si può mangiare tranquillamente alle bancarelle, noi non abbiamo avuto nessun tipo di problema di salute, e a volte ci siamo anche bevuti il succo di frutta con il ghiaccio... succedeva che ci scordassimo di chiederli senza: il più delle volte poi ti guardano con tanto d'occhi quando chiedi "without ice", loro mettono il ghiaccio ovunque! Una volta mi è capitato in un bar che mi portassero il thè caldo... (solo perchè lo avevo chiesto senza ghiaccio!)
Gli abitanti del luogo mangiano spesso alle bancarelle, pare che mangino a qualsiasi ora del giorno! Si spende pochissimo e si mangia di tutto. La cosa che a noi può sembrare incredibile, è che in questi "locali all'aperto" vi sia una pulizia superiore a quello che ci si può immaginare. Si passeggia in mezzo agli odori di una cucina speziata e saporita, e molto colorata!



Noi siamo partiti avendo già l'idea di incontrare una popolazione che non stava affatto nel terzo mondo, e la cosa che più mi fa arrabbiare quando racconto del viaggio è la gente che mi apostrofa subito dicendo "Chissà che sporcizia, chissà quanta poca igiene...". E invece sono molto più puliti e ordinati di noi, e rientrando in Italia, tristemente, si nota subito quanto la pulizia delle città sia di nuovo un sogno...

Per un panorama da favola:
 
La prima sera abbiamo cenato al ristorante girevole, sulla torre delle comunicazioni, da cui si gode il panorama di tutta la città, veramente a 360°. E' il posto migliore per dominarla e ammirarla dall'alto. Si mangia anche discretamente. In realtà è una cena che ci siamo goduti un pò a metà, eravamo un pò stonati per il fuso orario e ci sentivamo ancora un pò disorientati, ma guardavamo fuori dalle vetrate con aria stupita, forse era anche il fatto che stavamo guardando una città veramente sorprendente.
Sotto al ristorante ci sono anche dei binocoli per osservare i vari punti della città, Merdeka Square, le KL twin towers, la zona degli hotel, i giardini...

 
La piazza principale di KL è Merdeka Square (Dataran Merdeka in lingua malese, dove Merdeka significa Indipendenza). E' una piazza molto grande, occupata da un grande prato circondato da palme, alla cui estremità svetta la bandiera Malese, issata sul pennone che dicono essere il più alto del mondo. Da un lato della piazza ci sono i vecchi edifici coloniali che erano dimora degli inglesi, e a guardarli pare proprio che da un momento all'altro debba uscire un gruppo di inglesi ben vestiti con in mano le mazze da cricket! Di fronte c'è la bellissima residenza del sultano, (che ora in parte è diventata sede del palazzo di giustizia) su cui dominano i grattacieli di KL.






E' bello fare una lunga passeggiata attorno a questa piazza, l'atmosfera è sospesa tra il moderno presente e un passato coloniale e un pò da mille e una notte.
Tutti gli edifici e la vita amministrativa di Kuala Lumpur si stanno spostando verso quella che è la capitale amministrativa della Malesia, Putrajaya. E' una città costruita recentemente alla periferia di Kuala Lumpur. C'è un'enorme moschea che si specchia nel lago artificiale, residenze dei sultani e dei ministri, giardini e uffici. Sembra un villaggio dei film di Tim Burton, con i giardini geometrici, ben rasati, verdissimi. Ha un'atmosfera un pò finta, e non mi è piaciuta molto. E' una città costruita sulla carta, della quale non si riesce a capire l'anima, la personalità. Ma vederla è necessario per capire un pò questo paese, sospeso tra tradizione e modernità, e non è un modo di dire!
soleluminoso
Permalink ¦ commenti ¦ commenti (popup)
categoria : viaggi, malaysia, kuala lumpur